La morte di Hulk Hogan è stato un evento di portata globale, sia per gli appassionati di wrestling, sia per chi non ama la disciplina – ma che inevitabilmente ha incrociato la sagoma di The Hulkster nelle sue mille incarnazioni cross-mediali. Un evento di portata globale e anche epocale, perché Hogan ha segnato almeno quattro generazioni di spettatori, i più anziani dei quali lo ricordano bene fin dagli esordi – in Italia almeno dalla sua esperienza giapponese, portata sui nostri schermi dal benemerito Tony Fusaro. E infatti anche il sottoscritto è legato affettivamente a quei primi anni 80 dello ‘Hogan giapponese’, prima avversario e poi sodale di Antonio Inoki nella New Japan Pro Wrestling – anni nei quali la prestanza atletica ma anche la perizia tecnica, di chi sarebbe di lì a poco diventato il simbolo di un wrestling più spettacolare e colorato, non erano in discussione. Tanto che Inoki acconsentì nel 1983 a perdere il titolo IWGP, lui maestro delle arti marziali miste ante litteram, addirittura per KO a favore di Hogan.
Sono stato molto presto un nostalgico degli anni nipponici
di Hogan, ho probabilmente considerato una ‘americanata’ il wrestling WWF
appena importato in Italia – pur sapendo che nelle altre federazioni statunitensi
lo stile era ben diverso – ho sdegnato l’evoluzione che quel wrestling stava
avendo e che sarebbe nei decenni successivi ulteriormente ‘degenerata’?
Probabilmente sì, e di quell’idea piuttosto conservatrice ha fatto le spese
anche e soprattutto la mia opinione su Hogan.
Ma The Hulkster, come il wrestling in generale, ha saputo
reinventarsi e rilanciarsi e appassionare ogni volta in modo nuovo il pubblico,
e allora è necessario distinguere l’artista dall’arte, la persona dal
personaggio: perché – se pure il privato di Terry Bollea risulta respingente, e
a tratti ripugnante – la parabola di Hulk Hogan è straordinaria e non può che
destare ammirazione, come pure stupore e incredulità può suscitare il fatto che
una disciplina così arcaica ancora raduni e coinvolga il pubblico dopo un
quarto di XXI secolo.



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